4 September 2016

GRANDI O PICCOLI COCCODRILLI?

di Davide Foffa


Uno dei problemi che i paleontologi spesso incontrano nel loro lavoro è capire quanto fossero realmente grandi gli animali estinti. Quest’aspetto, all’apparenza poco importante, è in realtà fondamentale per ottenere informazioni circa l’evoluzione e la biologia degli organismi, oltre che contribuire alla conoscenza degli ecosistemi del passato.
Ma come si possono stimare le dimensioni di animali ormai estinti?

Nella maggior parte dei casi, gli scheletri fossili ritrovati non sono completi ed è difficile stabilire le dimensioni reali che gli animali dovevano avere in vita. Spesso in questi casi, la grandezza del corpo viene stimata sulla base dei singoli frammenti (ad esempio dalle dimensioni di un femore in rapporto con la massa del corpo). Quando non si hanno scheletri fossili di animali - appartenenti allo stesso gruppo- che possano fare da riferimento, il confronto viene fatto con quei gruppi di animali attuali (quindi osservabili in vita) che abbiano il maggior numero di caratteristiche in comune e che appartengano – possibilmente -  allo stesso gruppo “familiare”: in pratica dei “discendenti”.
Questo metodo però presenta diversi problemi nello studio, per vari motivi: primo su tutti il fatto che spesso gruppi estinti non sono strettamente imparentati con gruppi viventi che hanno seguito un percorso evolutivo differente.


Partendo da queste premesse, Mark T. Young (University of Edinburgh) insieme al suo team di ricerca, ha condotto uno studio circa le dimensioni dei teleosauridi, un gruppo estinto di crocodilomorfi mesozoici (Giurassico-Cretacico) che include animali iconici come Machimosaurus. Questi animali sono stati spesso paragonati agli attuali gaviali per l'aspetto e per il loro stile di vita.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Palaeontologia Electronica, e’ stato condotto sugli scheletri di teleosauridi più completi presenti nelle maggiori collezioni paleontologiche europee, ed ha evidenziato come le proporzioni di questi animali fossero in realtà molto diverse rispetto a quelle dei coccodrilli odierni.

Young e il suo team di ricerca hanno studiato un campione di dodici scheletri completi di teleosauridi, riuscendo così a ottenere due diverse relazioni utili per misurazioni di questo tipo: lunghezza del cranio e del femore rispetto alle dimensioni dell'intero scheletro. I campioni studiati, benchè non numerosi, comprendono esemplari adulti di animali appartenenti a specie diverse con dimensioni differenti. Le proporzioni nelle dimensioni, ottenute da questo tipo di analisi, sono state poi confrontate con quelle ottenute dallo studio delle popolazioni attuali di Alligator mississippiensis, Crocodylus porosus e Gavialis gangeticus. I dati così ottenuti, sono stati messi a confronto (sia le proporzioni ottenute dai fossili che quelle ottenute dai coccodrilli odierni) e dallo studio è emerso che, tutte le stime di misure ottenute usando le proporzioni dei coccodrilli attuali sono affette da errori di sovrastima. Gli errori sono tanto più grandi quanto maggiori sono le dimensioni dell’animale su cui sono basate.


Altre evidenze dello studio ci dicono che, le due relazioni ottenute sono abbastanza stabili all’interno del clade, il che le rende un ottimo metro per lo studio dei reperti più frammentari. Inoltre, la relazione più affidabile tra le due ricavate è quella data dalla proporzione tra la lunghezza del femore e la lunghezza dello scheletro totale. Infatti, all’interno del gruppo, lo studio delle misure dei crani presenta una variabilità maggiore. Sulla base di questi dati, gli autori dello studio sconsigliano quindi l’utilizzo dei coccodrilli attuali come metro di misura per calcolare le dimensioni dei teleosauridi e cautela nell’utilizzo per lo studio di crocodilomorfi  fuori dal “crown group” – cioè il gruppo che comprende sia l’antenato comune che tutte le specie viventi ed estinte.


Ma qual è il motivo di queste differenze? Young et al. sostengono che i teleosauridi avessero, in proporzione, crani più grandi dei loro lontani “discendenti” attuali. Questo è un tipo di adattamento tipico degli animali acquatici che nei teleosauridi si potrebbe essere manifestato con un allargamento della parte posteriore del cranio. In quest’area cranica sono presenti grandi cavità, occupate dai muscoli adduttori delle mandibole. In animali prevalentemente acquatici (come teleosauridi, metriorhynchidi, plesiosauri, ittiosauri) il volume di questi muscoli è maggiore che negli animali terrestri per far si che l'animale abbia garantita agilità di movimento e buona resistenza all'acqua.
E’ particolarmente interessate il fatto che anche Metriorhynchidae (il ‘sister group’ con cui Teleosauridae forma il clade Thalattosuchia), avesse crani proporzionalmente grandi; ciòclade comporta che questa caratteristica possa essere comune al clade Thalattosuchia e indichi una risposta evolutiva alla vita acquatica di questi animali. C’è da chiedersi se sia possibile che quindi i teleosauridi fossero maggiormente adattati a vivere nell’acqua rispetto ai coccodrilli moderni. Serviranno certamente altri studi per approfondire meglio questo aspetto.


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In copertina, Steneosaurus bollensis MH unnumbered A - courtesy of Sven Sachs.
L’esemplare fa parte dei campioni utilizzati per lo studio qui descritto ed è lungo 477 cm.